Spazio dedicato agli amici cinofili, amici degli animali, innamorati dei cani e cagnolini, della natura e della vita in armonia con tutto l'universo.
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I nostri amici cani e cagnolini, sono una delle 35 specie appartenente alla famiglia deicanidi, dell'ordine dei carnivori, della sottoclasse dei placentati, della classe dei mammiferi, del tipo dei vertebrati, del sottoregno dei metazoi... e, naturalmente, del regno degli animali! Caspita!
Musica e parole di Roger Waters, David Gilmour.
A dispetto del testo di questa canzone (liberamente ispirato dal famoso romanzo breve di George Orwell: "La fattoria degli animali") ove i cani sono allegoricamente associati ad una fascia della peggiore feccia umana (arrampicatori sociali senza scrupoli, pronti ad ogni nefandezza pur di raggiungere una sempre maggiore posizione sociale ed economica), questo minuto di musica è tanto disarmante (nella sua semplicità) quanto ricco di grande fascino.
Dedicato quindi a tutti gli amici di cagnolini.it (e dei cagnolini tutti).
Dal tour "In the flesh" del 2001 di Roger Waters. Con: Roger Waters (Voce, Basso), Doyle Bramhall II (Voce, Chitarra), Andy Fairweather-Low (Voce, Chitarra), Snowy White (Chitarra), Jon Carin (Voce, Tastiere, Chitarra), Graham Broad (Batteria), Katie Clissoon, Susannah Melvoin, P.P. Arnold (Voce, Cori), Norbert Stachel (Sax), Andy Wallace (Tastiere).
Musica di Mario e Sergio Pagetto
Parole di Antonino Fleres
Io, respiro
ma non è una scenza colta
e, mi chiedo qualche volta:
perché mai respiro?
Io, se penso
che sarà solo un momento,
poi mi gratto sotto il mento:
perché mai lo faccio?
Io, che rido, che piango,
poi spazio nel vento;
ma il televisore è spento:
non ho più il telecomando...
Sta dormendo sul selciato
il migliore amico mio.
scarica la canzone in formato mp3 (circa 1,6 Mb)
Scusate la scarsa qualità e le stonature, ma è stata registrata in una serata tra amici...
Era una tranquilla e fresca mattina della primavera del 1989, percorrevo, come tutte le mattine, la SS 11 Padana Superiore, che da Chivasso arriva a Torino (conosciuta anche come tangenziale sud di Chivasso), per recarmi al lavoro. (A quel tempo ero impiegato tecnico, con varie mansioni, tra cui quella di responsabile E.D.P., in una ditta di costruzioni elettriche, la "Ing. L..Audoli S.P.A".)
Guidavo in sordina, cullato dalle note che uscivano dai diffusori dall'autoradio ed incurante di tutte le auto che, vinte dalla frenesia dei rispettivi piloti, mi superavano in continuazione e non senza un sogghigno di insufficiente soddisfazione.
Finché non vidi sul ciglio della strada la sagoma di un cagnolino, per la verità di stazza tutt'altro che minuta; era immobile, dalla sua pelle scura si levava un continuo, costante e tenue fumetto, segno che era caduto solo pochi minuti prima.
Un filo sottile e di colore amaranto segnava un metro di strada e finiva sotto quel corpo inerte, allargandosi in una piccola macchia quasi ad evidenziarne i contorni.
Fu lì che cominciai a pensare alla vita, a quanto sottile e fragile sia quel cordino che ci tiene attaccati alla vita, al fatto che un gesto così istintivo, meccanico, come il respirare, sia alla base della nostra vita e della nostra voglia di vivere e di quanto profondo sia il mistero della vita.
Pensai poi che, comunque sia, tutti noi, tutti gli esseri viventi, abbiamo un appuntamento inoppugnabile che cambierà inesorabilmente lo stato di questa nostra vita e ci porterà in un'altra dimensione possibilmente ancora più sconosciuta e misteriosa. (Fu lì che solleticò un piccolo prurito sotto il mento... vedi comunicazione non verbale...)
Mi venne da riflettere sul fatto che la vita può essere davvero bella, con le sue relazioni sociali, le competizioni, gli svaghi, gli interessi, i progetti, i sogni che continuamente ci regala: un vero spettacolo. (...)
Ma non così fu in quel momento, lo spettacolo della vita in quel preciso momento ebbe un black out, come se si fosse spento il televisore e fosse sparito il telecomando necessario per cambiare canale e tornare a ridere e a vivere.
Chissà, forse quel cagnolino era stato abbandonato da qualcuno che non lo voleva più, o forse era lì perché vittima della stagione e del suo olfatto che lo guidava verso una possibile ed istintiva riproduzione.
Il migliore amico dell'uomo, il mio migliore amico, era lì, sul selciato, stava dormendo, per sempre.








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